Presentazione

Questo blog è il risultato di conoscenze, ma soprattutto delle mie esperienze come Psicoterapeuta nel campo delle Dipendenze, in particolare quelle affettive.
Ho la sensazione che la Dipendenza affettiva, pur nella sua difficoltà ad essere riconosciuta,si stia diffondendo in modo invisibile nella nostra società.
In questo triste tempo di crisi, l’emozione in circolo è, sempre più, la Paura.
Il cucciolo quando ha paura si aggrappa con più forza alla madre.
La Paura intensifica la Dipendenza.
E se la Dipendenza affettiva è la madre di tutte le dipendenze, non mi sorprende che si stia estendendo e si possa diffondere sempre di più…

Cos'è la Dipendenza Affettiva

La dipendenza affettiva è un quadro psicologico in cui il “rapporto d’amore” è vissuto come condizione stessa della propria esistenza. 

Gli individui vedono nell’altro la fonte di ogni benessere e, pur di mantenere e non rischiare di perdere l’oggetto amato sono disposti a sacrificare qualsiasi bisogno o desiderio personale fino al punto di annullare il proprio Sé.

Possiamo quindi affermare che troppa energia vitale e' impiegata nell’amare o nel ricevere amore e approvazione, poca ne rimane per attività autodeterminate, rivolte al raggiungimento di obiettivi precisi.
Vediamo alcune caratteristiche che potrebbero definire un Dipendente Affettivo.
  • è ossessivo: tende a lasciare sempre minori spazi personali. A sè stesso ed agli altri;
  • è parassitario: il suo atteggiamento relazionale è basato su continue richieste di assoluta devozione e di rinuncia da parte dell’amato;
  • manca di vera intimità.  Lo stato di continua tensione, l’ansia di poter perdere il partner, il terrore dell’abbandono, la possessività, paradossalmente impediscono  di vivere uno stato di vera intimità  e genuinità con l’altro.Anche la Sessualità è di tipo "devozionale".
  • mostra un atteggiamento negativo verso il Sé:per cui si ha un pensiero del tipo: “io sono cattivo, gli altri sono buoni, mi trattano male per colpa mia, devo cercare di accattivarmeli”
  • ha una grande paura dei cambiamenti: Tali timori neutralizzano le differenze e le novità, impediscono lo sviluppo delle capacità individuali, soffocano ogni desiderio e ogni interesse.
Esistono poi alcuni elementi distintivi della vita emotiva interiore:
  • un bisogno di sicurezza che fa da guida ad ogni comportamento
  • una tendenza a disconoscere e a fare disconoscere all’altro i propri bisogni di ricevere amore

La ferita narcisistica e il destino delle relazioni

Abbiamo già parlato in un precedente articolo di come la fase dell’innamoramento somigli curiosamente ( e apparentemente) ad una forma estrema di Dipendenza affettiva. Ma qui vorrei approfondire proprio il tema dell’Innamoramento. Considerandolo innanzitutto come una esperienza, tipicamente umana, limitata nel tempo. Il modo in cui viene vissuta, ma soprattutto il modo in cui si conclude, è causa ed effetto allo stesso tempo, ovvero..è significativo dei nostri modelli relazionali interiorizzati, ed allo stesso tempo del modo in cui affronteremo le relazioni ( in termini di Dipendenza piuttosto che con modalità più adulte) In un certo senso l’innamoramento ci consente di ri-vivere una esperienza di cui non abbiamo memoria conscia, ma che il nostro corpo ricorda: quella in cui eravamo appagati totalmente e l’Altro era in assoluta sintonia con i nostri bisogni. Mi riferisco ovviamente alla vita intra-uterina, ed all’Amore incondizionato che ci ha nutrito nelle prime fasi dell’esistenza. (Escludo da tale discorso gli individui per i quali tale esperienza è stata più traumatica che appagante, perche in tali casi ci troviamo solitamente di fronte a patologie gravi che vanno molto oltre la D.A.) In ogni caso per ognuno di noi c’è stato un momento in cui siamo stati estromessi dal paradiso terrestre, in cui abbiamo smesso di essere il centro assoluto dell’interesse del mondo, in cui non abbiamo ricevuto ciò che desideravamo. Esattamente come, nel momento in cui finisce l’innamoramento, siamo costretti a fare i conti con e la delusione e la realtà “per quella che è”. Perché l’innamoramento è innanzitutto una esperienza trascendentale, nel senso di trascendere i limiti della nostra personalità e delle nostre abitudini, e l’altro ci appare non nella dimensione reale ma in quella ideale. Il passaggio dall’Ideale al reale è sempre traumatico, ma ci consente di ricontattare la nostra ferita narcisistica primaria: Il giorno in cui il mondo ha smesso di girare intorno a noi. Il modo in cui noi siamo stati aiutati ad elaborare la perdita ed integrare tale ferita, è fortemente predittivo della nostra capacità di vivere la relazione. In termini psicanalitici tale processo viene definito l’interiorizzazione di un oggetto buono: il bambino impara, attraverso le cure e la sensibilità dell’altro, che egli è una persona degna d’amore. Questo sentimento, che in genere lo accompagna per tutta la vita, nutre l’amor proprio e la fiducia verso se stessi e gli altri. Nel momento in cui invece tale integrazione non è stata portata a termine in modo compiuto, l’individuo ridefinirà la ferita in termini svalutativi e difensivi. Il rapporto tra auto-svalutazione, paura e dipendenza è argomento delicato, e verrà trattato in un articolo specifico.

Amore o Dipendenza?

Dipendenza o Amore?

La domanda cruciale, attorno alla quale si dibatte il destino di molte relazioni è: come si distingue una relazione sana da una immatura o patologica.

Ovvero, se preferite...

Che differenza c’è tra Dipendenza e Amore?
Chariamo innanzitutto che una relazione priva di qualsiasi forma di dipendenza è solo un’utopia.
Comè già detto, la dipendenza è in qualche modo una condizione implicita dell’esistenza umana.

Quindi, piuttosto che riferirci ad un’ideale astratto di relazione sana, conviene considerarla, metaforicamente, come un’altalena.

In una relazione sufficientemente buona, la maggioranza delle interazioni viaggia su un registro adulto.

Ciò quindi non esclude che in determinate circostanze l’uno possa dipendere dall’altro.

E’ del tutto naturale infatti che in una situazione di particolare stress o sofferenza, un partner necessiti o richieda protezione o rassicurazione dall’altro.

Quella che invece potremmo definire patologica è la relazione rigidamente impostata su interazioni genitore- bambino, in cui i ruoli sono fissi: uno (ad esempio) rassicura, protegge, scappa; l’altro è insicuro, chiede aiuto, insegue….
In ogni caso, per comprendere tutto ciò è fondamentale riferirsi a fasi che caratterizzano una relazione piuttosto che a concetti assoluti.
Esiste una prima fase infatti, quella dell’innamoramento, in cui ritroviamo tutte quelli che, a ben vedere, potremmo definire sintomi di una Dipendenza Affettiva, vale a dire: l’idealizzazione, il desiderio di stare continuamente con la persona amata, l’ansia di separazione, l’ossessione" per l’altro, le manifestazioni somatiche (batticuore, rossore, eccitazione).

Possiamo quindi affermare che tali dinamiche, da considerarsi naturali nella fase dell’innamoramento, tendono con il tempo a ridursi d’intensità fino ad essere gradualmente sostituiti da forme più “mature” e reciproche di manifestazioni affettive come il rispetto, la stima, il riconoscere l’altro per quello che è.

In tale ottica allora potremmo affermare che nella dipendenza affettiva questo percorso (il passaggio dalla idealizzazione al riconoscimento dell’altro) non viene completato, tanto che l’individuo resta in un perenne desiderio di fusione con l’altro.

Infine, o forse sarebbe meglio dire, soprattutto, esiste un fattore invisibile ma potente che distingue nettamente i due affetti.

Nella Dipendenza non c’è Gioia.

La Gioia è il sentimento che contraddistingue l’Amore.

Quello che identifica la dipendenza è,purtroppo, la Paura




















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A cura del Dott. Agostino Cielo

bologna, bo, Italy
Psicologo, Psicoterapeuta