Abbiamo già parlato in un precedente articolo di come la fase dell’innamoramento somigli curiosamente ( e apparentemente) ad una forma estrema di Dipendenza affettiva.
Ma qui vorrei approfondire proprio il tema dell’Innamoramento.
Considerandolo innanzitutto come una esperienza, tipicamente umana, limitata nel tempo.
Il modo in cui viene vissuta, ma soprattutto il modo in cui si conclude, è causa ed effetto allo stesso tempo, ovvero..è significativo dei nostri modelli relazionali interiorizzati, ed allo stesso tempo del modo in cui affronteremo le relazioni ( in termini di Dipendenza piuttosto che con modalità più adulte)
In un certo senso l’innamoramento ci consente di ri-vivere una esperienza di cui non abbiamo memoria conscia, ma che il nostro corpo ricorda: quella in cui eravamo appagati totalmente e l’Altro era in assoluta sintonia con i nostri bisogni.
Mi riferisco ovviamente alla vita intra-uterina, ed all’Amore incondizionato che ci ha nutrito nelle prime fasi dell’esistenza.
(Escludo da tale discorso gli individui per i quali tale esperienza è stata più traumatica che appagante, perche in tali casi ci troviamo solitamente di fronte a patologie gravi che vanno molto oltre la D.A.)
In ogni caso per ognuno di noi c’è stato un momento in cui siamo stati estromessi dal paradiso terrestre, in cui abbiamo smesso di essere il centro assoluto dell’interesse del mondo, in cui non abbiamo ricevuto ciò che desideravamo.
Esattamente come, nel momento in cui finisce l’innamoramento, siamo costretti a fare i conti con e la delusione e la realtà “per quella che è”.
Perché l’innamoramento è innanzitutto una esperienza trascendentale, nel senso di trascendere i limiti della nostra personalità e delle nostre abitudini, e l’altro ci appare non nella dimensione reale ma in quella ideale.
Il passaggio dall’Ideale al reale è sempre traumatico, ma ci consente di ricontattare la nostra ferita narcisistica primaria: Il giorno in cui il mondo ha smesso di girare intorno a noi.
Il modo in cui noi siamo stati aiutati ad elaborare la perdita ed integrare tale ferita, è fortemente predittivo della nostra capacità di vivere la relazione.
In termini psicanalitici tale processo viene definito l’interiorizzazione di un oggetto buono: il bambino impara, attraverso le cure e la sensibilità dell’altro, che egli è una persona degna d’amore. Questo sentimento, che in genere lo accompagna per tutta la vita, nutre l’amor proprio e la fiducia verso se stessi e gli altri.
Nel momento in cui invece tale integrazione non è stata portata a termine in modo compiuto, l’individuo ridefinirà la ferita in termini svalutativi e difensivi.
Il rapporto tra auto-svalutazione, paura e dipendenza è argomento delicato, e verrà trattato in un articolo specifico.